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Rendimenti incerti e costi certi: “Risultati in linea con le attese?” Professionalità, trasparenza ed eti

2021-03-16 16:00

Fulvio Marchese

Rendimenti incerti e costi certi: “Risultati in linea con le attese?” Professionalità, trasparenza ed etica di chi consiglia rimane fondamentale.

Si possono comprare solo prodotti finanziari che tutto il “sistema” propone e promuove.

Pubblicato il 30/04/2020 su Linkedin: vai al post per ulteriori commenti

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Tutti gli esempi di rendimento e performances degli investimenti, dei portafogli, dei modelli, delle pubblicità, di banche, di consulenti finanziari... del 6,7,8% a 5,10,20,50 anni etc etc... sono fatti sugli indici azionari e/o obbligazionari. Ma gli indici non si possono comprare. Si possono comprare solo prodotti finanziari che tutto il “sistema” propone e promuove.

 

Io stesso nei miei post, anche di finanza comportamentale, faccio riferimenti a modelli costruiti con indici https://www.facebook.com/notes/fulvio-marchese

 

La ripresa di Globe Investor di questo articolo del 2013 in cui si fa riferimento ad uno dei pensieri di Jack Bogle sulla “tirannia dei costi” (copertina di questa nota) ed il rinvio al calcolatore dell’interesse composto, con l’esempio della differenza tra una capitalizzazione del 7% o del 5% (n.d.r.: il 2% di costi è “normale” tra i prodotti proposti dagli intermediari italiani) https://www.theglobeandmail.com/globe-investor e l’esempio pratico di calcolo da me riportato come differenza tra un asset azionario (10%) e l’oro (8%) nei 50 anni passati in questa nota 

https://www.facebook.com/notes/fulvio-marchese mi hanno spinto a studiare, con l’aiuto di una tabella excel dell’amico Lorenzo Ippoliti, e verificare se “tirannia dei costi” sia una metafora coerente.

 

La premessa che il lavoro di tutta la filiera dell’industria del risparmio e dell’investimento, in ogni sua singola parte, vada, ovviamente, pagato e che quindi un prezzo per lavoro e servizi vada espresso... è chiaramente d’obbligo. Ma i costi complessivi di gestione finanziaria, confezionamento prodotti, distribuzione, consulenza all’acquisto dei prodotti, consulenza finanziaria tout court etc etc, possono talvolta rischiare di vanificare l’obiettivo stesso per cui un risparmiatore tenta di diventare investitore?

 

I risultati della ricerca mi hanno sinceramente colpito. Credo che rimarrete anche Voi colpiti. In prima battuta bisogna scomporre l’impatto dei costi:

- Il montante teorico del capitale al tasso di interesse annuo composto

- Il costo totale effettivo delle fees pagate anno per anno

- L’impatto sul compounding della performance di lungo termine (Opportunity cost of fees)

 

Il risultato effettivo dell’investimento al netto dei costi (e al lordo delle imposte): Ending Value.

 

Mentre il primo ed il secondo dato sono di semplice comprensione (il montante dato dalla capitalizzazione annua composta in assenza di costi e la somma di quanto pagato in costi anno dopo anno) il terzo lo è meno: si tratta di quanto il pagamento delle fees annue va a ridurre, dopo anni, l’effetto dell’interesse composto di un investimento. Non è incassato da nessuno: si tratta di pura distruzione di valore dovuta all’incidenza dei costi sul compounding delle performances.

 

Ecco l’esempio della scomposizione dei fattori su di un investimento di iniziali 100.000 euro per 20 anni al CAGR 8%, costo annuo 2%

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Come si nota dallo sviluppo excel, dopo 20 anni la distruzione di valore dell’opportunity cost of fees è quasi pari alla somma dei costi pagati: l’effetto complessivo porta, sempre dopo 20 anni, ad ottenere “solo” il 67% del montante che si sarebbe ottenuto senza costi.

 

Nel grafico ad istogrammi successivo l’effetto dopo 40 anni: l’opportunity cost of fees è quasi il triplo rispetto al totale delle commissioni effettivamente pagate ed il montante, incassato post costi, si riduce al 45% di quanto si sarebbe incassato senza costi.

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Nel successivo grafico la verifica sull’orizzonte temporale di 50 anni (che utilizzo normalmente nei miei post per chiarire le dinamiche dell’investimento “life-cycle”). Il risultato è shockante: con il 2% di costi il 64% della performance realizzata è stato distrutto. 

 

L’Investitore recupera solo il 36% di quanto realizzato lordo dal mercato o dai prodotti. Metà della differenza è distruzione di valore causato dall’opportunity cost of fees.

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Una particolarità matematicamente intrigante che abbiamo trovato è che la percentuale di recupero da un montante capitalizzato con qualsiasi CAGR (interesse annuo composto) è sempre la stessa: in sostanza che l’investimento renda il 5 o l’8%, se paghi il 2% di fees otterrai una percentuale identica del montante all’anno di scadenza considerato.

 

Lorenzo ha realizzato questa matrice che, rapidamente, permette di risalire alla percentuale che rimane in tasca all'investitore rispetto a ciò che avrebbe potuto avere in assenza di costi.

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In questo fantastico calcolatore si possono inserire tutte le variabili 

 

https://www.bankrate.com/calculators

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Non spetta a me dire, o fare il moralista, su cosa sia giusto applicare come costi per gestione finanziaria, confezionamento prodotti, distribuzione, consulenza all’acquisto dei prodotti stessi, consulenza finanziaria tout court etc etc... certo vedo sul nostro mercato prodotti che allegramente hanno un costo intrinseco anche superiore al 4% riportato nella tabella pur in anni poi dove la parte obbligazionaria offre palesemente ritorni molto bassi.

 

Peraltro sottolineo sommessamente la solita tiritera: l’alpha è difficile da produrre, i venditori di prodotti finanziari di moda il secolo scorso dovrebbero aver fatto il loro tempo... etc etc... ne ho parlato qui 

 

https://www.facebook.com/notes/fulvio-marchese...

 

Rileggendo le regole di Bogle mi chiedo come i regolatori non moralizzino definitivamente dalla testa un settore per cui spesso i Clienti, visti i costi di alcuni prodotti, sono talvolta polli da spennare https://it.ihodl.com/investment/2017-06-23...

 

Come? Ponendo dei limiti ai costi dei prodotti. Lo fanno persino per le mascherine Covid 19!

 

Personalmente, visti gli impatti sopra descritti, ritengo che l’1-1,20% sul capitale investito omnicomprensivo di gestione, confezionamento, distribuzione e consulenza sia un limite congruo a cui l’industria dovrebbe tendere: certo occorre adeguare le economie di scala ed i livelli di profitto. Negli USA, e non solo, peraltro, la Consulenza Finanziaria è addirittura già erogata anche a parcella oraria e/o a progetto come per qualsiasi altro lavoro professionale.


Un paio di link inerenti ai temi trattati che mi sembrano interessanti.

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http://www.moneychimp.com/calculator/compound_interest_calculator.htm

 

Un video youtube sul tema dei costi dei prodotti finanziari e sui loro effetti a lungo termine.

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